lunedì 24 luglio 2017

Cos'è la notte?



Cos'è la notte? A questa banale domanda si potrebbe rispondere con una risposta altrettanto banale ovvero la notte non è altro che un semplice momento della giornata. Ma la banalità sia della domanda che della risposta scompare nel momento in cui ognuno di noi si mette in ascolto di essa, al chiaro di luna.
Non so voi ma  a me è capitato spesso di ascoltarla......ogni volta è stata una meravigliosa scoperta e mi ha sussurrato:

Notte, compagna fedele mentre preparavo gli esami all'università.
Notte, un viaggio in treno pieno di speranze.
Notte, silenzio assordante che avvolge i pensieri, allontanando quelli cattivi e rafforzando quelli sereni.
Notte, tranquillità dopo una giornata ricca di frastuono.
Notte, attimo che vola via da vivere all'istante per cogliere tutta la sua bellezza.
Notte che diventa, a volte, anche una lunga attesa...
Notte, magia con le sue stelle, alcune cadenti, altre più stabili.
Notte, freno a mano della tua vita.
Notte, libertà di pensare o non pensare.
Notte, semplicemente una realtà altra.
Notte di euforia o di calma piatta.
Notte di sogni e di incubi.
Notte bianca tramutata in brava.
Notte con sottofondo "Sultan of swing" dei Dire Straits.
Notte di balli fino all'alba.
Notte semplicemente notte dove tutto e niente può accadere.
Notte, si cominciano a sentire le voci della gente, il rumore dei portoni dei palazzi che si aprono ad un nuovo giorno, il tempo di un cornetto caldo e ci saluti, o Notte, custodendo i nostri sogni.

A conclusione di questo mio post, una bella poesia di Alda Merini dal titolo "Superba è la notte:

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta nell'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu prega che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

martedì 4 luglio 2017

Mi sono ritrovato solo in teatro...dopo uno spettacolo.



Lo spettacolo è finito da una ventina di minuti. Sto nel mio camerino, mi guardo allo specchio, il trucco si è sciolto e, sciogliendosi rivela la mia faccia ma non mi riconosco. Sono ancora rapito dall'adrenalina, dalle forti emozioni che poco fa ho provato sul palcoscenico...sono ancora personaggio. Mi lavo la faccia ripetutamente, faccio finta di niente ma quello, il personaggio - dico - non se ne va. I miei occhi sembrano non appartenermi anzi mi osservano come se volessero sapere da me chi sia io. A questo punto non saprei dirlo. Esco dal camerino quasi terrorizzato, i miei colleghi già sono andati via. 
Possibile? Mi hanno lasciato solo qui in questo teatro vuoto, silenzioso. Comincio a gridare, sperando che ci sia ancora qualcuno ma niente, le mie urla disperate cadono nel vuoto. Non mi accorgo, intanto, che nella mia corsa mi sono ritrovato sul palcoscenico scarsamente illuminato. Mi fermo. Si riesce a vedere a malapena la prima fila, forse anche la seconda. La mia agitazione mista alla disperazione comincia ad affievolirsi e provo una strana serenità. 
Mi trovo solo al centro del palcoscenico, di fronte la platea vuota...mi sembra di sentire ancora gli scroscianti applausi che il pubblico qualche ora prima attribuiva a me e alla compagnia. 
Ma sono io o sono il personaggio che ho interpretato ad essere qui in questo momento?...Non m'importa saperlo, sto così bene, mi sento a mio agio. Certo, però, il teatro è proprio bello dopo lo spettacolo! Si sente ancora la presenza degli spettatori, si sente ancora la voce del direttore di scena che ti dà "il chi è di scena", si sentono ancora i colleghi un pò prima dell'inizio dello spettacolo che ripassano sottovoce le battute che dovranno recitare. Insomma il teatro - anche se è vuoto - è vivo, ha un'anima ed io per la prima volta la sto percependo. 
Prendo una sedia, la metto al centro della scena, mi siedo e mi rendo conto che il teatro è diventato casa mia. In effetti passo più tempo qui che in famiglia e riflettendoci bene in un anno vedo più i miei colleghi che i miei genitori. Poi penso che forse è stata una bella fortuna l'essermi ritrovato solo in teatro anche perchè l'andare a fare la solita pizza post replica  mi disgusta e già....si mangia pizza tutte le sere.
Ora che ho preso consapevolezza di questo colpo di fortuna, che fare? All'inizio ancora confuso e un pò stordito da questa situazione insolita non riesco a fare nulla ma poi un'idea: parlerò al teatro! 
Sì, gli racconterò com'è nata la mia passione per la recitazione, di come lo ami e di come non possa farne a meno. Gli racconterò delle mie emozioni prima di entrare in scena, dello studiare il personaggio in maniera certosina per renderlo quanto più vero possibile e di come sia meraviglioso essere innamorato dell'arte teatrale. 
Gli racconterò anche di come il Teatro sia necessario ed essenziale per l'umanità, di come senza di esso non c'è vita.
Alla fine gli dirò grazie per quello che mi dà ogni giorno e dopo avergli detto buonanotte mi addormenterò su quelle tavole di palcoscenico che diventeranno per me, all'occorrenza, un giaciglio morbido....cullato dalla ninna nanna silenziosa di un teatro vuoto ma vivo....dopo uno spettacolo.

 "Il Teatro non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dare un senso alla vita". (cit. Eduardo De Filippo)

giovedì 29 giugno 2017

Giovanni...l'amico mio



Carnagione scura, capelli mori che tendevano al brizzolato, indossava una maglia rossa, se ricordo bene, un pantalone scuro tutto consumato ed aveva, inoltre, delle scarpe tutte rotte, dalle quali si intravedevano le dita dei piedi. Il suo nome era Giovanni.
Giovanni era un clochard che girava nel mio paese in cerca di qualcosa che lo potesse sfamare e di qualcuno che lo potesse aiutare. Aveva più o meno 44, 45 anni...nessuno lo sapeva di preciso; c'era chi gli offriva la colazione, chi un pranzo ed una cena ma Giovanni aveva solo bisogno di affetto.
La vita era stata molto dura con lui, visto che gli aveva strappato entrambi i genitori quando aveva appena vent'anni in un terribile incidente. Ormai orfano non trovò nessun aiuto da parte dei suoi parenti, nemmeno un minimo di collaborazione e ciò lo spinse a vivere per strada, non avendo un lavoro che gli permettesse di campare.
Giovanni ci provò a lavorare ma dopo un pò puntuali, come orologi svizzeri, i suoi datori di lavoro lo licenziavano per i motivi più assurdi e disparati ed ecco che all'ennesimo licenziamento si stufò. I soldi che era riuscito a mettere da parte finirono subito. 
Sfrattato da casa si ritrovò per strada, dove imparò ad arrangiarsi e più passava il tempo e più la delusione, lo sconforto crescevano nel suo animo. Si sentiva abbandonato da tutti, anche dagli amici, che tali non si rivelarono anzi quando lo incrociavano per strada facevano finta di non conoscerlo.
A volte mi capitava di parlare con Giovanni e ciò che mi colpiva era il suo sguardo profondo capace di entrarti dentro al punto da squarciarti il cuore e di intenerirti. Ciò che gli dava più fastidio era l'indifferenza delle persone e mi diceva sempre, in dialetto: "Antò, ma io nun faccio male a nisciuno ma perchè quanno mi vedono hanno paura?"
A questa domanda non sapevo proprio cosa rispondergli e cercavo di farlo distrarre cambiando argomento, raccontandogli una barzelletta o un fatterello simpatico. Ci incontravamo quasi tutti i giorni, mi raccontava delle vere e proprie avventure per trovare un giaciglio buono: una notte dormiva sotto un ponte, un'altra sotto i portici della stazione. Ricordo ancora quando una mattina, tutto contento, mi raccontò che finalmente aveva trovato un posto sicuro per trascorrere la notte: un vecchio garage in disuso. Mi disse: "Antò, non c'è la luce ma è comodo per dormire, c'è anche un materasso e poi la notte mica devo leggere, devo dormire!"
E sì perchè Giovanni leggeva di giorno, seduto su una delle tante panchine della villa comunale. Era andato a scuola ma con la licenza media fu obbligato a interrompere i suoi studi non per volontà sua anzi se fosse dipeso da lui sarebbe andato all'università e si sarebbe laureato. Suo padre, così mi raccontò, un giorno gli disse: "Giovà, ora hai studiato abbastanza, mo devi andare a faticà!"
Fu costretto a fare il muratore ma il suo sogno ormai svanito - mi diceva - era quello di diventare un medico, di quelli che lavoravano in Africa e che curano quei poveri bambini ammalati. Era solito ripetermelo sempre ed ogni volta che me lo diceva gli scendeva una lacrima che rigava il suo viso emaciato. Aveva un animo nobile Giovanni e quelle rare volte che si trovava qualche spicciolo lo spendeva per comprare un pò di pane, che, tra l'altro, divideva con qualche altro sventurato come lui.
Per soddisfare la sua sete di conoscenza era capace di leggere anche tre libri a settimana, conosceva la filosofia come le sue tasche e spesso, anche in pubblico, se ne usciva con qualche massima di Platone o di Aristotele. Era bello parlare con Giovanni perchè un mondo nuovo si apriva davanti ai tuoi occhi in maniera nitida e ti faceva riflettere e non poco, dispensava consigli. Adesso, però, mi mancano quelle belle chiacchierate che duravano ore intere.
Da un mese Giovanni è andato via, lo hanno trovato morto in quel garage che riteneva comodo e sicuro....lo ha ucciso il freddo. Ogni mattina vado in villa comunale, mi siedo su una delle tante panchine e aspetto che Giovanni arrivi col suo sorriso e i suoi libri trasportati con un carrello della spesa. Mi diceva che era la sua libreria personale.
Anche se so che non verrà più, a me basta ritrovarmi tutte le mattine seduto su una panchina, una qualsiasi, e immaginare che Giovanni stia lì con me, che mi fa ridere, riflettere e che mi consiglia e ciò mi aiuta ad affrontare la giornata nel migliore dei modi.

Charles Bukowski diceva: Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare.

Post dedicato a tutti i clochard che per la società sono invisibili.


martedì 27 giugno 2017

La mia estate




La mia estate era giocare a pallone per strada e tornare a casa sudato, sporco e con qualche ginocchio sbucciato.
La mia estate erano le passeggiate con gli amici, durante le quali si parlava di tutto ma soprattutto si facevano le prime fantasie sulle ragazze.
La mia estate era lo stare seduti in un cortile di un palazzo ad ascoltare le storie raccontate dai nostri nonni.
La mia estate era  quella del primo bacio assaporato in riva al mare durante un falò.
La mia estate erano le corse in bicicletta respirando un'aria che non c'è più.
La mia estate era l'adrenalina che si provava già una settimana prima della partenza per le vacanze.
La mia estate era gustare un buon gelato con mio fratello e con i miei cugini.
La mia estate era guardare in televisione insieme a tutta la famiglia "Giochi senza frontiere".
La mia estate era leggere un libro sotto un ombrellone.
La mia estate erano le prime sbronze e le loro conseguenze.
La mia estate era tante altre cose che il tempo ha portato via con sé. Ogni tanto riprovo a riviverla quella mia estate ma non ha lo stesso sapore.
Sarà perché sono cresciuto?....Non so.
Sarà perché non siamo più negli anni ottanta e novanta?....Può darsi.
Ma ciò che so è che quelle emozioni, quelle sensazioni sono ancora dentro di me e basta solo chiudere gli occhi per un attimo per sentirle di nuovo e rivivere, seppure per un attimo, un periodo che non tornerà più e che mi rende felice d'averlo vissuto pienamente.

A conclusione di questo mio post dedico alla "magica" estate la seguente poesia di Pablo Neruda:

Estate
Ardono i seminati,
scricchiola il grano,
insetti azzurri cercano ombra, 
toccano il fresco...
E a sera
salgono mille stelle fresche
verso il cielo cupo,
son lucciole vagabonde.

Buona estate che vi possa sorprendere ogni giorno.

domenica 25 giugno 2017

La partenza

Oggi, 25 giugno 2017 si parte per questa nuova avventura. 
Nella vita percorriamo strade lunghe, strette, in salita e in discesa, tortuose, piane, a volte libere da ostacoli, altre con grandi montagne da scalare. 
Ci troviamo di fronte a dei bivi e scegliere con lucidità ma anche con sana follia quale direzione prendere. 
Qualunque essa sia non bisogna mai trovarsene pentiti perchè sarà sempre la direzione giusta per arrivare a conoscere il signor TL.
Chi è il signor TL?
Non è dato saperlo adesso ma lo scoprirete leggendo questo blog.