Lo spettacolo è finito da una ventina di minuti. Sto nel mio camerino, mi guardo allo specchio, il trucco si è sciolto e, sciogliendosi rivela la mia faccia ma non mi riconosco. Sono ancora rapito dall'adrenalina, dalle forti emozioni che poco fa ho provato sul palcoscenico...sono ancora personaggio. Mi lavo la faccia ripetutamente, faccio finta di niente ma quello, il personaggio - dico - non se ne va. I miei occhi sembrano non appartenermi anzi mi osservano come se volessero sapere da me chi sia io. A questo punto non saprei dirlo. Esco dal camerino quasi terrorizzato, i miei colleghi già sono andati via.
Possibile? Mi hanno lasciato solo qui in questo teatro vuoto, silenzioso. Comincio a gridare, sperando che ci sia ancora qualcuno ma niente, le mie urla disperate cadono nel vuoto. Non mi accorgo, intanto, che nella mia corsa mi sono ritrovato sul palcoscenico scarsamente illuminato. Mi fermo. Si riesce a vedere a malapena la prima fila, forse anche la seconda. La mia agitazione mista alla disperazione comincia ad affievolirsi e provo una strana serenità.
Mi trovo solo al centro del palcoscenico, di fronte la platea vuota...mi sembra di sentire ancora gli scroscianti applausi che il pubblico qualche ora prima attribuiva a me e alla compagnia.
Ma sono io o sono il personaggio che ho interpretato ad essere qui in questo momento?...Non m'importa saperlo, sto così bene, mi sento a mio agio. Certo, però, il teatro è proprio bello dopo lo spettacolo! Si sente ancora la presenza degli spettatori, si sente ancora la voce del direttore di scena che ti dà "il chi è di scena", si sentono ancora i colleghi un pò prima dell'inizio dello spettacolo che ripassano sottovoce le battute che dovranno recitare. Insomma il teatro - anche se è vuoto - è vivo, ha un'anima ed io per la prima volta la sto percependo.
Prendo una sedia, la metto al centro della scena, mi siedo e mi rendo conto che il teatro è diventato casa mia. In effetti passo più tempo qui che in famiglia e riflettendoci bene in un anno vedo più i miei colleghi che i miei genitori. Poi penso che forse è stata una bella fortuna l'essermi ritrovato solo in teatro anche perchè l'andare a fare la solita pizza post replica mi disgusta e già....si mangia pizza tutte le sere.
Ora che ho preso consapevolezza di questo colpo di fortuna, che fare? All'inizio ancora confuso e un pò stordito da questa situazione insolita non riesco a fare nulla ma poi un'idea: parlerò al teatro!
Sì, gli racconterò com'è nata la mia passione per la recitazione, di come lo ami e di come non possa farne a meno. Gli racconterò delle mie emozioni prima di entrare in scena, dello studiare il personaggio in maniera certosina per renderlo quanto più vero possibile e di come sia meraviglioso essere innamorato dell'arte teatrale.
Gli racconterò anche di come il Teatro sia necessario ed essenziale per l'umanità, di come senza di esso non c'è vita.
Alla fine gli dirò grazie per quello che mi dà ogni giorno e dopo avergli detto buonanotte mi addormenterò su quelle tavole di palcoscenico che diventeranno per me, all'occorrenza, un giaciglio morbido....cullato dalla ninna nanna silenziosa di un teatro vuoto ma vivo....dopo uno spettacolo.
"Il Teatro non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dare un senso alla vita". (cit. Eduardo De Filippo)

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