Carnagione scura, capelli mori che tendevano al brizzolato, indossava una maglia rossa, se ricordo bene, un pantalone scuro tutto consumato ed aveva, inoltre, delle scarpe tutte rotte, dalle quali si intravedevano le dita dei piedi. Il suo nome era Giovanni.
Giovanni era un clochard che girava nel mio paese in cerca di qualcosa che lo potesse sfamare e di qualcuno che lo potesse aiutare. Aveva più o meno 44, 45 anni...nessuno lo sapeva di preciso; c'era chi gli offriva la colazione, chi un pranzo ed una cena ma Giovanni aveva solo bisogno di affetto.
La vita era stata molto dura con lui, visto che gli aveva strappato entrambi i genitori quando aveva appena vent'anni in un terribile incidente. Ormai orfano non trovò nessun aiuto da parte dei suoi parenti, nemmeno un minimo di collaborazione e ciò lo spinse a vivere per strada, non avendo un lavoro che gli permettesse di campare.
Giovanni ci provò a lavorare ma dopo un pò puntuali, come orologi svizzeri, i suoi datori di lavoro lo licenziavano per i motivi più assurdi e disparati ed ecco che all'ennesimo licenziamento si stufò. I soldi che era riuscito a mettere da parte finirono subito.
Sfrattato da casa si ritrovò per strada, dove imparò ad arrangiarsi e più passava il tempo e più la delusione, lo sconforto crescevano nel suo animo. Si sentiva abbandonato da tutti, anche dagli amici, che tali non si rivelarono anzi quando lo incrociavano per strada facevano finta di non conoscerlo.
A volte mi capitava di parlare con Giovanni e ciò che mi colpiva era il suo sguardo profondo capace di entrarti dentro al punto da squarciarti il cuore e di intenerirti. Ciò che gli dava più fastidio era l'indifferenza delle persone e mi diceva sempre, in dialetto: "Antò, ma io nun faccio male a nisciuno ma perchè quanno mi vedono hanno paura?"
A questa domanda non sapevo proprio cosa rispondergli e cercavo di farlo distrarre cambiando argomento, raccontandogli una barzelletta o un fatterello simpatico. Ci incontravamo quasi tutti i giorni, mi raccontava delle vere e proprie avventure per trovare un giaciglio buono: una notte dormiva sotto un ponte, un'altra sotto i portici della stazione. Ricordo ancora quando una mattina, tutto contento, mi raccontò che finalmente aveva trovato un posto sicuro per trascorrere la notte: un vecchio garage in disuso. Mi disse: "Antò, non c'è la luce ma è comodo per dormire, c'è anche un materasso e poi la notte mica devo leggere, devo dormire!"
E sì perchè Giovanni leggeva di giorno, seduto su una delle tante panchine della villa comunale. Era andato a scuola ma con la licenza media fu obbligato a interrompere i suoi studi non per volontà sua anzi se fosse dipeso da lui sarebbe andato all'università e si sarebbe laureato. Suo padre, così mi raccontò, un giorno gli disse: "Giovà, ora hai studiato abbastanza, mo devi andare a faticà!"
Fu costretto a fare il muratore ma il suo sogno ormai svanito - mi diceva - era quello di diventare un medico, di quelli che lavoravano in Africa e che curano quei poveri bambini ammalati. Era solito ripetermelo sempre ed ogni volta che me lo diceva gli scendeva una lacrima che rigava il suo viso emaciato. Aveva un animo nobile Giovanni e quelle rare volte che si trovava qualche spicciolo lo spendeva per comprare un pò di pane, che, tra l'altro, divideva con qualche altro sventurato come lui.
Per soddisfare la sua sete di conoscenza era capace di leggere anche tre libri a settimana, conosceva la filosofia come le sue tasche e spesso, anche in pubblico, se ne usciva con qualche massima di Platone o di Aristotele. Era bello parlare con Giovanni perchè un mondo nuovo si apriva davanti ai tuoi occhi in maniera nitida e ti faceva riflettere e non poco, dispensava consigli. Adesso, però, mi mancano quelle belle chiacchierate che duravano ore intere.
Da un mese Giovanni è andato via, lo hanno trovato morto in quel garage che riteneva comodo e sicuro....lo ha ucciso il freddo. Ogni mattina vado in villa comunale, mi siedo su una delle tante panchine e aspetto che Giovanni arrivi col suo sorriso e i suoi libri trasportati con un carrello della spesa. Mi diceva che era la sua libreria personale.
Anche se so che non verrà più, a me basta ritrovarmi tutte le mattine seduto su una panchina, una qualsiasi, e immaginare che Giovanni stia lì con me, che mi fa ridere, riflettere e che mi consiglia e ciò mi aiuta ad affrontare la giornata nel migliore dei modi.
Charles Bukowski diceva: Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare.
Charles Bukowski diceva: Solo i poveri conoscono il significato della vita; chi ha soldi e sicurezza può soltanto tirare a indovinare.
Post dedicato a tutti i clochard che per la società sono invisibili.


